LE PAROLE CHE SALVANO
Una mostra esperienziale che racconta il prima e il dopo dell’ictus: dal riconoscimento tempestivo dei segnali alle difficoltà di comunicazione legate all’afasia. Un percorso tra prevenzione, ascolto e relazione.

Cosa succede quando le parole non arrivano più?
Può accadere all’improvviso. Una parola che non esce. Un sorriso che cambia. Un braccio che non risponde come dovrebbe.
Quando si verifica un ictus, riconoscere rapidamente questi segnali e chiamare subito i soccorsi può fare la differenza.
Ma c’è anche un dopo.
Per alcune persone l’ictus porta con sé l’afasia: le parole possono diventare improvvisamente difficili da trovare o comprendere, anche quando pensieri, emozioni e ricordi sono ancora lì.
“Le parole che salvano” nasce nello spazio tra queste due dimensioni: i segnali da riconoscere in tempo e la comunicazione che, dopo un ictus, può diventare difficile.
Un percorso dedicato all’ictus e all’afasia, ma soprattutto un’esperienza sul tempo, sul linguaggio e sulle relazioni.
Un percorso da vivere, non soltanto da guardare
Oggetti, immagini, parole, suoni, testimonianze e attività trasformano la visita in un’esperienza da attraversare in prima persona.
Prevenzione e afasia diventano così due momenti diversi, ma profondamente legati, di uno stesso percorso.
PRIMA
Riconoscere. Agire. Non perdere tempo.
Un telefono. Uno specchio. Un bicchiere. Tre oggetti comuni, presenti nella vita di tutti i giorni.
All’interno del percorso realizzato da A.L.I.Ce. MARCHE ODV diventano il punto di partenza per raccontare alcuni dei principali segnali dell’ictus.
Una difficoltà improvvisa nel parlare. Un’asimmetria del volto. Una perdita di forza. Segnali che è importante saper riconoscere subito.
Perché nell’ictus il tempo non è soltanto importante.
Il tempo è cervello.
Individuare i sintomi e intervenire rapidamente significa aumentare le possibilità di cura e ridurre le conseguenze dell’evento.
Durante il percorso il visitatore sarà invitato a osservare, ascoltare e mettersi alla prova per capire quando è il momento di agire.
DOPO
Quando le parole cambiano strada.
Sai cosa vuoi dire. La parola è lì. Eppure non riesci a pronunciarla.
L’afasia è un disturbo acquisito del linguaggio, spesso conseguenza di un ictus, che può rendere difficile parlare, comprendere, leggere o scrivere.
Ma l’afasia non cancella i pensieri, le emozioni, i ricordi e la persona che li vive.
Nella sezione realizzata da A.IT.A. Marche ODV, conoscere l’afasia significa anche provare a cambiare punto di vista.
Attraverso attività ed esperienze interattive il visitatore potrà sperimentare alcune difficoltà legate alla comunicazione e scoprire strumenti, strategie e modalità alternative per continuare a entrare in relazione con gli altri.
Perché quando le parole cambiano strada, anche chi ascolta può imparare un modo diverso di comunicare.
Quale parola non vorresti perdere?
Pensaci per un momento.
Può essere il nome di una persona. Un luogo. Un sentimento. Una parola quotidiana. Oppure una parola semplicissima che per te contiene un mondo intero.
Quale parola non vorresti perdere?
Durante la visita potrai lasciare la tua. Scriverla, affidarla alla mostra e farla diventare parte di un’installazione collettiva che crescerà giorno dopo giorno grazie alle persone che attraverseranno il percorso.
Tante parole diverse. Tante storie. Tanti piccoli pezzi di vita. Perché spesso comprendiamo davvero quanto vale una parola quando immaginiamo di non poterla più dire.
Perché parlare di ictus dentro una Pinacoteca?
Perché l’ictus non è soltanto una questione sanitaria.
Il tempo, il linguaggio, la fragilità, l’ascolto e le relazioni riguardano la vita di tutti. Un ictus colpisce una persona, ma le sue conseguenze coinvolgono anche la famiglia e la comunità.
Portare questi temi in un luogo della cultura significa creare uno spazio nel quale conoscenza, esperienza e partecipazione possono incontrarsi.