Le parole che salvano: ciò che resta dopo la mostra
Oltre 150 visitatori, esperienze condivise, incontri e parole lasciate in dono. Alla Pinacoteca di Ancona, A.L.I.Ce. MARCHE e A.IT.A. Marche hanno raccontato l’ictus e l’afasia attraverso un percorso che ha unito prevenzione, cultura e partecipazione.

Dal 30 settembre all’11 ottobre 2026, la Pinacoteca Civica “F. Podesti” di Ancona ha ospitato LE PAROLE CHE SALVANO, la mostra esperienziale promossa da A.L.I.Ce. MARCHE ODV e A.IT.A. Marche ODV. Un’iniziativa dedicata alla prevenzione dell’ictus cerebrale e alla conoscenza dell’afasia, che ha accolto oltre 150 visitatori.
Il percorso si articolava in due sezioni: la prima sul riconoscimento tempestivo dei segnali dell’ictus, la seconda sulle difficoltà del linguaggio che possono manifestarsi dopo un ictus. Non soltanto informazioni da leggere, ma occasioni per osservare, sperimentare e confrontarsi.
Riconoscere i segnali, agire in tempo
Nella sezione di A.L.I.Ce. MARCHE, uno specchio, un bicchiere, un telefono e un orologio sono stati protagonisti dell’installazione “Se gli oggetti potessero parlare…”. Elementi familiari, utilizzati per richiamare l’attenzione su segnali da non sottovalutare: un sorriso asimmetrico, un braccio che perde forza, un’improvvisa difficoltà nel parlare.
Immagini e contenuti multimediali aiutavano a comprendere perché, quando si sospetta un ictus, ogni minuto sia importante. La regola FAST offriva un riferimento semplice per ricordare i principali campanelli d’allarme e la necessità di chiamare subito il 112.
Pannelli e domande sui fattori di rischio completavano questa parte, invitando a riflettere su pressione arteriosa, attività fisica e abitudini quotidiane: aspetti su cui la prevenzione può fare la differenza.
Quando comunicare diventa difficile
La sezione curata da A.IT.A. Marche era dedicata all’afasia, un disturbo del linguaggio che può rendere difficile parlare, comprendere, leggere o scrivere, senza compromettere di per sé l’intelligenza.
Nelle attività a coppie, i visitatori cercavano di farsi capire ricorrendo a gesti, sguardi ed espressioni del volto. Erano esercizi che non pretendevano di riprodurre la condizione di una persona con afasia, ma permettevano di avvicinarsi alla fatica di non riuscire a trasmettere un messaggio e alla soddisfazione di trovare una via alternativa.
Un altro laboratorio proponeva la costruzione di una tavola di comunicazione personale, scegliendo immagini e simboli per esprimere bisogni e pensieri. Il confronto con persone che convivono con l’afasia arricchiva ulteriormente queste attività con testimonianze dirette.
Ne emergeva un insegnamento concreto: per capirsi servono anche ascolto, attenzione e il tempo necessario a lasciare che l’altro si esprima. Una persona con afasia ha ancora molte cose da dire.
Le parole che non vorremmo perdere
«Quale parola non vorresti perdere?» La domanda, affidata al muro delle parole, ha accompagnato i visitatori lungo tutta la mostra.
Famiglia, mamma, amore, libertà, pensiero, musica, amicizia, grazie, vita, sogno, rispetto: giorno dopo giorno, uno spazio quasi vuoto si è trasformato in una composizione collettiva di affetti, ricordi e desideri.
Anche il laboratorio teatrale e il Coro degli Afasici hanno dato spazio a forme espressive diverse dalla conversazione: il corpo, i gesti, la voce e il canto sono diventati occasioni di incontro e partecipazione.
Le voci dei visitatori
Il libro delle presenze restituisce l’attenzione e il coinvolgimento di chi ha visitato la mostra. Una testimonianza racconta in modo particolarmente efficace il valore delle attività proposte:
“Fare pratica ed esperienza di afasia non è come studiare la teoria. Grazie per averci dato l’opportunità di sperimentare altri modi di comunicazione «oltre le parole».”
Altri messaggi apprezzano la chiarezza dei contenuti e la possibilità di comprendere più da vicino l’afasia. Alcuni visitatori hanno espresso il desiderio che l’iniziativa venga riproposta in altre città.
Un lavoro condiviso
La realizzazione della mostra è stata possibile grazie all’impegno dei volontari di A.L.I.Ce. MARCHE ODV e A.IT.A. Marche ODV, delle persone con afasia che hanno condiviso la propria esperienza, delle studentesse di logopedia e di tutti coloro che hanno collaborato alla progettazione e alle attività.
Un ringraziamento va alla Pinacoteca Civica “F. Podesti” per l’accoglienza e la collaborazione e al Museo Tattile Statale Omero. Ringraziamo inoltre il Comune di Ancona, l’AST Ancona, l’Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche e l’Università Politecnica delle Marche per il patrocinio al progetto.
Le parole che salvano è stata realizzata nell’ambito del Bando Cultura 2026 del Comune di Ancona e rientra tra le iniziative collegate ad Ancona Capitale Italiana della Cultura 2028. Grazie anche a ogni persona che ha scelto di partecipare e lasciare un segno del proprio passaggio.
Quello che resta
La Pinacoteca ha offerto un luogo inatteso per parlare di ictus e afasia, mettendo in dialogo salute, cultura e vita quotidiana. A mostra conclusa, rimangono le domande nate durante la visita e le parole raccolte sul muro, insieme all’invito a riconoscere i segnali d’allarme e ad ascoltare con più attenzione chi fatica a esprimersi.
Le parole che salvano non finiscono con una mostra. Perché riconoscere i segnali può salvare una vita. E ritrovare le parole può cambiarla.
Nella photogallery alcuni scatti che raccontano LE PAROLE CHE SALVANO.








